Integrazione o Globalizzazione?

Ve lo dico onestamente: guardo ben poca Tv e oltre a non guardare la spazzatura, ahimè, non guardo sempre nemmeno alcuni programmi intelligenti, sagaci e d’informazione e satira. (AnnoZero, Crozza Live, Matrix…). La pubblicità progresso di solito ha sempre mandato messaggi positivi e corretti, senza secondi fini, certamente a volte con una dose di ironia, ma sempre per nobili scopi. Ieri però mi è capitato di vedere questo spot realizzato su commissione del Governo:

 

 

Cito espressamente il vocabolario: 

Integrazione: inserimento in un determinato contesto sociale, culturale, politico e sim.i. di uno straniero in una societài. di un handicappato nella struttura scolastica | integrazione razziale 

Il messaggio espresso dal video però è completamente sbagliato. Vengono infatti ripresi stranieri che cantano canzoni tipicamente italiane perchè si sentono italiani. Viene fatto l’esempio dell’operaio Aziz dal Senegal che è in Italia da 5 anni o di Patricia badante filippina che è da 2 anni in italia. Ma loro non sono italiani, sono stranieri, sono diversi da noi. E’ questo il bello. Integrarsi non vuol dire perdere la propria cultura e le proprie tradizioni per accettarne delle nuove, ma significa portare le proprie tradizioni in altri paesi e far si che si fondino, o che comunque riescano a conciliarsi con l’ambiente diverso. Bisogna abbandonare l’idea che la diversità sia un fattore negativo: la diversità è un bene; attraverso lo scambio di culture, ma mantenendo la propria identità, si può migliorare il mondo, ma senza che nessuna prevalga sull’altra. Quindi basta filippini che cantano “La società dei magnaccioni” o senegalesi che cantano “O mia bella madunina” ma vogliamo cinesi, senegalesi, rumeni, albanesi, filippini che vengano in Italia con il loro bagaglio personale e che ci facciano conoscere le loro tradizioni e i loro costumi. Il rischio sennò è quello di banalizzare e rendere gli stranieri delle macchiette, delle caricature di loro stessi e quindi vanificare ogni possibile integrazione. Probabilmente lo spot è indirizzato a quella parte di elettori di Centro-Destra che al bar dicono: i stranieri che vengono in Italia devono fare quello che diciamo noi. Questa e quella della “pubblicità progresso” non è integrazione, ma una poverissima globalizzazione intellettuale che non farà altro che aumentare il senso di non appartenenza da parte degli stranieri e l’astio verso di noi. Ricordiamoci sempre da dove veniamo e quanto hanno sofferto i nostri nonni per le esperienze ghettizzanti fatte durante i grandi moti migratori.


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